mercoledì, aprile 02, 2025

A UDITORE – PASSO DI RIGANO RIEMERGONO I VECCHI BOSS


Francesco Bonura
di GIOVANNI BURGIO

Sempre gli stessi cognomi e gli stessi personaggi

Il blitz che giovedì 30 gennaio ha portato in carcere 19 persone ci riporta indietro di anni, se non addirittura di decenni. I cognomi che predominano, infatti, sono quelli della seconda guerra mafia agli inizi degli anni ’80, sia dei perdenti che dei corleonesi: Bonura, Buscemi, Sansone. Tutti appartenenti al mandamento Uditore – Passo di RiganoNelle intercettazioni utilizzate per questi arresti possiamo ascoltare sia i “vecchi valori” e gli “antichi principi” rivendicati da questi boss sia le loro considerazioni sullo stato delle cosche oggi e sugli uomini che ne fanno parte.

Sull’attuale situazione di Cosa Nostra, sostanzialmente debole, Girolamo Buscemi, detto Mummino, capo della famiglia di Passo di Rigano, pensa questo “Nessuno dà più confidenza a nessuno. Nessuno si vuole più immischiare. Nessuno cerca più a nessuno. Si sono ritirati tutti. Tutti, pari pari”. E rievocando i tempi passati aggiunge “Che fa…ti ricordi quando dipende dove dovevamo andare che ai cristiani gli veniva il cuore quando ci vedevano? Ora si nascondono certuni”.[1]

L’ITALIA NON È UN PAESE PER GIOVANI


Tra il 2011 e il 2023, 550.000 persone tra i 18 e i 34 anni hanno deciso di lasciare l’Italia per trasferirsi all’estero. Un fenomeno che ci impoverisce ma che sembra non suscitare alcun interesse nella politica e che non trova spazio nel dibattito pubblico

di Jacopo Formaioni

L'ltalia è ferma, ma un fenomeno è in crescita costante: i giovani che emigrano all'estero. Ma non sono soltanto i più giovani ad an-darsene. Ormai anche molti anziani decidono di trascorrere gli anni della pensione in altri paesi. Contribuendo a far crescere la comunità degli italiani residenti all'estero, arrivati ormai a 6.134.000. Senza considerare quei giovani che vivono all'estero, ma mantengono la residenza in Italia. Un fenomeno, quello dell'emigrazione dei giovani per motivi di studio e lavoro, sottostimato e che dovrebbe essere al centro del dibattito pubblico.

La Cgil accusa il governo: “Trapani punta dell’iceberg, la Sanità è al collasso”


La protesta dello stato maggiore del sindacato. Allarmanti i dati del Pnrr: la spesa per ospedali e case di comunità prossima allo zero

La politica che sceglie i manager, i fondi del Pnrr che non vengono spesi, le carenze di organico e le inefficienze. Ieri, nel corso di una conferenza stampa, la Cgil siciliana ha rivolto un atto d’accusa durissimo nei confronti della Sanità siciliana. A partire dalla cronaca, drammatica, dei fatti dell’Asp di Trapani. «Schifani non può cavarsela — dice il segretario regionale Alfio Mannino — individuando un singolo responsabile. Il sistema è collassato perché manca visione e organizzazione».

martedì, aprile 01, 2025

Sabato 5 aprile la terza tappa della Staffetta Partigiana a Piana degli Albanesi, ore 9.30 in consiglio comunale. Allestita per l’evento la mostra con i ritratti delle “21 madri costituenti”


Palermo 1 aprile 2025 - 
La terza tappa della Staffetta Partigiana si terrà sabato  5 aprile alle 9,30 a Piana degli Albanesi, nella sede del’aula consiliare. E’ la tappa concusiva della staffetta, che culminerà nelle celebrazioni del 25 aprile e del 1° maggio. L'evento ha preso il via a Corleone il 10 marzo, in memoria di Placido Rizzotto, sindacalista e partigiano, nel 77°anniversario della sua uccisione. La seconda tappa si è svolta il 25 marzo a San Giuseppe Jato. 

E’ la prima staffetta che si realizza in Sicilia e richiama le staffette antifasciste della Resistenza, impegnate nella lotta di liberazione. E’ promossa dall’Anpi, con la partecipazione di Cgil Palermo, Acli Palermo, Libera, Arci, Centro Pio La Torre, Acli Palermo, Camere del Lavoro locali e altre importanti realtà del territorio e con il patrocinio dei comuni di Corleone, San Giuseppe Jato e Piana dei Albanesi.

L’arte di impegno civile di Porcasi all’Università di Reggio Calabria


Antonio Casaccio

La mostra “I colori oltre le mafie” celebra il maestro della pittura civile dal 7 all’11 aprile 2025 presso l’Università di Reggio Calabria.

Gaetano Porcasi è un nome che risuona con forza nel panorama dell’arte civile italiana. Nato in Sicilia, terra segnata dalla piaga della mafia, ha fatto della pittura un potente strumento di denuncia e memoria storica. Le sue opere, vibranti e cariche di significato, raccontano storie di coraggio, ingiustizia e resistenza, rendendo omaggio alle vittime della criminalità organizzata e promuovendo un messaggio di speranza per le nuove generazioni.

La pittura di Porcasi: un manifesto contro la mafia

Termini Imerese, si è costituito il comitato referendario per promuovere la partecipazione ai referendum sul lavoro e sulla cittadinanza dell’8 e 9 giugno


Palermo 1 aprile 2025 – Si è costituito presso la Camera del Lavoro Zonale "Salvatore Carnevale" di Termini Imerese il comitato referendario cittadino per avviare la mobilitazione a sostegno del voto ai referendum dell’8 e 9 giugno.  

Hanno già aderito a livello locale Auser Termini Imerese, Auser Termini Cefalù Madonie, Federconsumatori, Udu, Associazione Himera, Anoi,  Associazione 25 Aprile,  PD,  Movimento 5 Stelle,  Rifondazione Comunista, Cgil zonale. 

“La salute non è una merce”. Presidio lunedì 7 aprile ore 10 davanti all’assessorato Salute, con conferenza stampa. Il Forum sanità pubblica Palermo denuncia i disservizi e le promesse non mantenute dal governo regionale


Palermo 1 aprile 2025 - In occasione della Giornata europea contro la medicina commerciale e la mercificazione della salute, lunedì 7aprile, alle ore 10, il Forum per la sanità pubblica di Palermo e provincia organizza un presidio di denuncia, con conferenza stampa, in piazza Ottavio Ziino, di fronte all’assessorato regionale della Salute.

Un anno fa, in occasione della manifestazione indetta per la stessa giornata europea, il Forum aveva incontrato l’assessore pro tempore e il direttore. “A un anno di distanza – denuncia il Forum per la sanità pubblica Palermo e provincia -  constatiamo che nessuna risposta è stata data alle istanze da noi presentate, che derivano da un rapporto costante con cittadine e cittadini sempre più in difficoltà nel gestire la propria salute, che dovrebbe essere garantito dall’art. 32 della Costituzione. Tutte le promesse sono cadute nel vuoto, a dimostrazione di una struttura di assessorato dedita alle questioni di spartizione di potere e di poltrone e non ai bisogni di salute delle persone”.

A Paolo Giaccone sarà dedicato un murale al Policlinico di Palermo

Paolo Giaccone

Il medico legale fu ucciso nell'agosto del 1982 perché non si piegò alle pressioni della mafia. Per la realizzazione dell'opera, affidata a Igor Scalisi Palminteri, si è costituito un comitato spontaneo che ha promosso una raccolta firme

Si è costituito a Palermo un comitato promotore per ricordare il sacrificio del medico legale, professore Paolo Giaccone, ucciso nei viali del Policlinico universitario del capoluogo l'11 agosto del 1982 perché non si era piegato alle minacce e alle intimidazioni della mafia. Al professore Giaccone sarà dedicato un murale che sarà realizzato da Igor Scalisi Palminteri. E un docufilm curato dall'Università di Palermo.

Il Comitato ha portato avanti negli ultimi mesi l'iniziativa promuovendo una raccolta firme,  dopo l'accorato appello della figlia Milly. 

Su iniziativa spontanea di un piccolo gruppo di lavoratori dell'A.O.U.P., patrocinato dal Dirigente Farmacista Attilio Licciardi e dal Dirigente PTA Maurizio Urbano, nel gennaio di quest'anno si è costituito un comitato

“Non esiste una Repubblica dei giudici, ma dei giudici della Repubblica” titola Mediapart


CORRADINO MINEO

Ci sono evidenze, un sistema di finanziamento illecito del partito per 7 milioni di euro, persino il maggiordomo del castello Le Pen veniva pagato dal Parlamento Europeo. Tre giudici hanno emesso la condanna: 4 anni, di cui due condonati e due con il solo obbligo di indossare un braccialetto elettronico. Il collegio avrebbe potuto aspettare il giudizio di appello prima di ordinare la non eleggibilità di Marine Le Pen. Ha deciso di procedere per evitare che passasse troppo tempo tra reato constatato ed esecuzione della pena. Un errore? I giudici non hanno sempre ragione, può darsi.

Ma è ridicolo che chi per anni ci ha rotto le scatole con “la casta”, e la richiesta di far pagare caro e tutto ai politici sorpresi con le mani nella marmellata, ora insorga. Sechi, Libero: “Ghigliottinata la destra”, Belpietro, La Verità: “Il partito della guerra brinda. Fatta fuori anche Marine Le Pen”. Il Fatto Quotidiano e Travaglio divagano: “Eurodeliri. Preparate le famiglie e i giovani alla guerra”. Noto che chi ha chiesto la forca per i corrotti, si becca una pena contenuta. E che l’eventuale interferenza dei giudici francesi sul diritto di voto è poca cosa rispetto a una folla spinta da Trump ad assaltare il Parlamento per annullare elezioni che lui aveva perso. 

Perché la democrazia ha ancora bisogno di vivere nei partiti


“I cittadini non li si convince se non si dialoga con loro, se non se ne ascoltano i dubbi, se non si tiene conto delle loro domande e delle loro stesse risposte”. I padri costituenti gli dedicarono l’articolo 49 della Carta. Ora in un saggio il presidente emerito della Consulta ne rivendica l’attualità. Malgrado i social e i populismi

di GIULIANO AMATO 
Quello che è venuto accadendo negli scorsi anni è ben noto e quindi possiamo qui limitarci a evocarlo. Nella trasformazione dei partiti, che sono tornati a vivere prevalentemente nei palazzi del potere istituzionale (così come accadeva nelle democrazie elitarie dell’Ottocento), hanno giocato diversi fattori. Innanzitutto la sclerosi e le entropie degli stessi partiti, vittime e colpevoli di uno dei fenomeni più noti per tutte le organizzazione di “azione collettiva”; le quali nascono per la tutela dei rappresentati e dopo un po’ finiscono per occuparsi soprattutto degli interessi dei rappresentanti (così Mancur Olson, in un famoso libro del 1965, pubblicato in Italia dal Mulino nel 1983 con il titoloLa logica dell’azione collettiva). 

Satnam, si apre il processo a Latina. Mininni: Non è un caso isolato, c'è un sistema che deumanizza i lavoratori


«La vicenda di Satnam Singh, abbandonato davanti casa sua con il braccio tranciato in una cassetta di plastica dal datore di lavoro dopo aver subito un incidente nei campi dov’era sfruttato, è la rappresentazione più cruenta e tragica di ciò che avviene nei campi italiani. Il suo non è un caso isolato ma il risultato di un sistema del lavoro agricolo che spesso sfrutta e a volte uccide, in cui i lavoratori sono deumanizzati e considerati alla stregua di attrezzi. In questo contesto, la prevenzione e i controlli delle istituzioni continuano ad essere drammaticamente insufficienti e lo Stato fallisce così la sua lotta al caporalato e allo sfruttamento».

Lo dichiara Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil nazionale, durante il presidio organizzato stamani dal sindacato davanti al tribunale di Latina, in occasione della prima udienza del processo contro Antonello Lovato, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale.

«Nei giorni scorsi la ministra Calderone ha detto che i sindacati fanno “propaganda” sul tema e ha sbandierato un presunto 60% in meno di vittime di caporalato nel 2024 – prosegue Mininni -.