Padre Giovanni Calcara pronuncia il suo discorso |
Siamo qui riuniti per riflettere e pregare. Per ricordare un uomo, il nostro fratello Filippo Intili, trucidato per mano della mafia di Caccamo, proprio in questo luogo il 7 agosto 1952 (62 anni fa), a 51 anni. Cosa chiedeva? Il rispetto della legge. Dio ci ha creati liberi, ci ha donato una dignità e la libertà che non può essere violata da nessuno, per nessun motivo. “L’uomo vivente è la gloria di Dio” ci insegna S. Ireneo. Quindi offendere la dignità dell’uomo, privarlo dei suoi diritti naturali, ucciderlo non è solo un peccato contro l’umanità, ma è un peccato contro Dio. “Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati”. Per questo è morto Filippo Intili, per questo ha versato il suo sangue. Per una causa giusta che, gli rende onore: Egli è un crocifisso della storia.
Bisogna chiedersi semmai: perché
siamo arrivati così tardi a questo appuntamento? Se è bello promuovere la
memoria, questo non ci basta! E’ necessario un discernimento per la nostra
comunità civile e religiosa di Caccamo, per credere che il nostro futuro può
essere costruito, insieme, recuperando, la dimensione umana della nostra vita,
come: la giustizia, la libertà, la legalità, la responsabilità dell’agire in
qualsiasi ambito ci chiamano le nostre responsabilità. Solo allora potremo
essere delle persone con la schiena diritta, come Filippo Intili. Non abbiamo nessun
padrone, ma solo un Padre che è Dio. Siamo tutti esseri liberi e responsabili.
Se crediamo, la fede ci rende la pienezza della nostra umanità, perché radicata
nell’Incarnazione del Figlio di Dio. In ogni caso, amava dire il cardinale
Martini: a me non interessa se un uomo crede o non crede, ma che pensi. Riaffermiamo
quindi il diritto a “pensare” da uomini liberi e, decidere liberamente del
nostro futuro.
Vogliamo veramente onorare la
memoria di Filippo Intili? Lottiamo, anche nel suo nome, senza tregua verso
tutto quello che offusca e rallenta quel processo di umanizzazione e di
liberazione da una mentalità omertosa, da paure ataviche, da tutte quelle forme
di apatia di cui necessita di essere liberata la nostra comunità cittadina. Lottiamo
tutti insieme, stiamo vicini, non isoliamo nessuno, non esponiamo nessuno a
fare da bersaglio, basta al male che serpeggia tra di noi, alle visioni
personalistiche ed egoistiche, al dissenso fine
a se stesso che portano al disfattismo e al disimpegno verso il bene di
tutti. Perché: Caccamo ama Caccamo. Caccamo crede in Caccamo. Caccamo libera
Caccamo. Caccamo salva Caccamo.
Padre Giovanni
Calcara, O.P.
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