
lunedì, maggio 31, 2010
Corleone. L'assessore regionale alla sanità Massimo Russo ha visitato l'ospedale

G. Governali: in ricordo di Giuseppe Crapisi

Corleone, 30 maggio 2010
NELLA FOTO: Giuseppe Crapisi
Dino Paternostro e la Redazione di "Città Nuove" si riconoscono nel ricordo di Giuseppe pubblicato sopra. Ciao, Giuseppe...
domenica, maggio 30, 2010
Il viaggio in Toscana del progetto "Liberarci dalle spine"

Maurizio Pascucci
Progetto Liberarci dalle Spine
La partita tra la Nazionale Magistrati e il Corleone: "Per non dimentare, la memoria scende in campo", ma i cittadini disertano l'appuntamento

FOTO: La squadra dei Magistrati e quella del Corleone salutano il pubblico prima della partita
sabato, maggio 29, 2010
Don Ciotti su legge itercettazioni: "In Italia c'è un impoverimento materiale ed etico. E la corruzione è come un cancro

"Certa politica - ha detto il fondatore di "Libera" e del Gruppo Abele - vuole far passare una legge che impedisce di sapere da dove trae origine e dove si annida l'illegalita'. C'e' il forte rischio che i giornali siano dimezzati, i magistrati limitati, i cittadini disinformati. E' in gioco la democrazia". In Italia c'e' "un impoverimento materiale ed etico" ha detto Don Ciotti, riferendosi alla corruzione "che e' il cancro del nostro Paese". "C'e' una deriva culturale e un impoverimento delle speranze", ha aggiunto, testimoniato anche dal fatto che "in pochi anni e' triplicato l'uso di antidepressivi" e che "il gioco d'azzardo ha visto moltiplicare il suo giro d'affari". Don Ciotti ha poi accennato a Giovanni Falcone, che ieri a Palermo e' stato ricordato "con tanta retorica" e che "gia' nel 1989 diceva che i valori costituzionali vengono quotidianamente messi in discussione, e noi oggi siamo ancora qui a difendere la Carta costituzionale". (ANSA).
Molto più di un bavaglio
di Concita De Gregorio
Quel che sta accadendo in Italia è qualcosa che riguarda il mondo intero. Si sta scrivendo una legge che impedisce il lavoro d'indagine, che favorisce le mafie, che imbavaglia la stampa. Confinarla ad una sacrosanta rivendicazione del diritto di cronaca ed accontentarsi di qualche modifica in favore di editori e giornalisti è un errore. Non si tratta solo di mantenere intatta la possibilità di raccontare crimini e malaffare: si tratta prima ancora di non impedire il lavoro di chi indaga. Lasciare la libertà di parola e limitare gli strumenti di lotta al crimine otterrebbe alla fine lo stesso risultato: silenzio. E' una legge che mette in pericolo il Paese che ci è stato consegnato da chi ci ha preceduto a prezzo di enormi sacrifici. Abbiamo il dovere di conservarlo per chi verrà dopo di noi, il dovere di disobbedire. Fate pure la vostra legge: noi non la rispetteremo.
28 maggio 2010
Quel che sta accadendo in Italia è qualcosa che riguarda il mondo intero. Si sta scrivendo una legge che impedisce il lavoro d'indagine, che favorisce le mafie, che imbavaglia la stampa. Confinarla ad una sacrosanta rivendicazione del diritto di cronaca ed accontentarsi di qualche modifica in favore di editori e giornalisti è un errore. Non si tratta solo di mantenere intatta la possibilità di raccontare crimini e malaffare: si tratta prima ancora di non impedire il lavoro di chi indaga. Lasciare la libertà di parola e limitare gli strumenti di lotta al crimine otterrebbe alla fine lo stesso risultato: silenzio. E' una legge che mette in pericolo il Paese che ci è stato consegnato da chi ci ha preceduto a prezzo di enormi sacrifici. Abbiamo il dovere di conservarlo per chi verrà dopo di noi, il dovere di disobbedire. Fate pure la vostra legge: noi non la rispetteremo.
28 maggio 2010
Il popolo delle primarie tradito dai dirigenti

C´è un virus che si è inserito nel corpo del Pd regionale e di tutto il centrosinistra. Riguarda proprio lo strumento principe che il centrosinistra si è dato per far decidere i cittadini e non tenerli lontani dalle stanze del potere. Parliamo delle primarie. Per carità, sull´uso fattone sinora si possono avanzare tanti rilievi. Se passiamo in rassegna gli appuntamenti siciliani passati, possiamo vedere che non sempre si è trattato di vere e proprie competizioni. Spesso, o quasi sempre, il vincitore, o la vincitrice, erano già abbondantemente annunciati. Tuttavia sono stati sempre momenti di partecipazione e di festa, tanto che ogni volta ci si sorprende delle lunghe file ai gazebo. Sorpresa, per la verità, abbastanza eccentrica, visto che è proprio il popolo che vota centrosinistra a richiedere con insistenza di poter decidere direttamente. Poi, magari, non si è saputo capitalizzare questo fiume umano che ogni volta si è presentato pagando l´obolo. LEGGI TUTTO
venerdì, maggio 28, 2010
Comitato per l'Acqua Pubblica di Corleone: domenica 30 maggio raccolta di firme per il referendum

1. PER FERMARE LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA. Il primo quesito vuole abrogare l'art.23 bis della legge 133/08 con le successive modifiche,che impone per la gestione di ogni servizio pubblico una partecipazione del privato di almeno il 40%,accelerando le privatizzazioni e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.
2.PER APRIRE LA STRADA DELLA RIPUBBLICIZZAZIONE. Il secondo quesito riguarda la scelta della forma di gestione e procedure di affidamento del servizio idrico integrato.L'obiettivo è abrogare l'art.150 del d.lgs 152/06 il cosiddetto Codice dell'Ambiente,che prevede come unica possibilità l'affidamento a società per azioni. Si intende così riaprire la strada alla gestione pubblica,attraverso enti di diritto pubblico partecipati dalle comunità locali.
3. ELIMINARE I PROFITTI DAL BENE COMUNE ACQUA. Il terzo quesito riguarda i profitti sull'acqua.Si chiede infatti di abrogare poche parole dell'art. 154 del Codice dell'Ambiente,che in pratica consentono al gestore di caricare ogni anno sulla bolletta dei cittadini un 7% come pura e semplice remunerazione del capitale investito.
Convegni merende e tanta musica: torna il "Consumo critico" di Addiopizzo

Riflessione e intrattenimento insieme per un appuntamento che è ormai un'abitudine per i palermitani e non sono per loro. Ricomincia la "Fiera del consumo critico" organizzata dall'associazione antiracket Addiopizzo, in programma da oggi a domenica a Villa Trabia (via Salinas 3, Palermo). Un'iniziativa rigorosamente a ingresso libero, quella che propone, per la sua quinta edizione dibattiti, laboratori, seminari e concerti. La Villa è suddivisa in sette aree tematiche: "Bere e gustare", "Vivere verde", "Viaggio a mio agio", "Vivere quotidiano", "Frivolo e bello", "Piacere e benessere" e "Il bollino dei produttori". Sono previste anche molte attività dedicate ai più giovani, come la "Merenda critica" e varie attività sportive. La sera, spazio a teatro e musica: oggi alle 20 si inizia con lo spettacolo teatrale "Label questioni di etichetta" in riferimento al consumo alimentare ragionato. A seguire, dalle 21.30, è il momento dei concerti: quello della cantautrice palermitana Matilde Politi, il momento folk con i 'Nkantu d'Aziz e a conclusione i Waines, ormai una vera e propria realtà della scena blues-rock palermitana. Sabato alle 20, la scena sarà tutta per l'attore Salvo Piparo; seguiranno poi i live di artisti come i Triste Color, Rosa, il Duo Danny Fresh Tedesco e, poco prima della chiusura affidata agli Skarafunia, il concerto più atteso, quello del violoncellista Giovanni Sollima. Domenica a partire dalle 19, la scena sarà interamente occupata dalla JazzSpring Orchestra. Per maggiori informazioni è possibile scaricare il programma completo all'indirizzo www. addiopizzo. org.
giovedì, maggio 27, 2010
A Corleone: "Per non dimenticare, la memoria scende in campo" per ricordare Falcone e Borsellino

«Per non dimenticare, la memoria scende in campo». È questo il logo della manifestazione che si terrà a Corleone sabato 29 maggio, per ricordare i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e tutte le altre vittime innocenti della mafia. L’iniziativa è organizzata dalla Polisportiva “Corleone”, presieduta da Gabriele Gulotta, in collaborazione con il Comitato Regionale Sicilia della Lega Nazionali Calcio Dilettanti, con l’Assessorato al Turismo della Regione Siciliana, con l’assessorato allo sport della Provincia Regionale di Palermo, e con il Comune di Corleone. Si comincerà alle 15.00 al campo sportivo “Santa Lucia”, con un incontro di calcio fra la rappresentativa nazionale dei magistrati e la Polisportiva “Corleone”. Subito dopo, presso il Centro internazionale di documentazione antimafia, sarà proiettato il cortometraggio “Corleone, storia di valori in campo”, e sarà presentato il libro di Carmelo Franco “Il cinema di mafia”. Infine, si svolgerà una tavola rotonda sul tema “Violenza dentro e fuori lo sport: rimedi e proposte”. Dirigerà i lavori il dott. Cerami, componente del Csm e presidente della Camera Penale di Palermo.
LA LETTERA. Giovanni Mercatante, operaio da due mesi senza stipendio: "La legge non è uguale per tutti"
Giovanni Mercatante
Corleone
mercoledì, maggio 26, 2010
Ospedale di Corleone. L'assessore Russo è stato di parola: ripristinato il Servizio di Psichiatria

Roberto Tagliavia: "Vi racconto degli interessi mafiosi sul feudo di Verbuncaudo..."

Falcone parte dall’acquisto di questo esteso feudo per avviare il maxiprocesso contro Michele Greco (detto il Papa) e altri. Le indagini accertano che, con uno strano giro di assegni, Michele Greco acquista da Luigi Gioia (deputato e fratello del più noto Giovanni Gioia, a sua volta ministro ed esponente democristiano di spicco) il feudo di Verbumcaudio.
Luigi Gioia vende nella qualità di amministratore unico della Siciliana Alberghi e Turismo (SAT) spa il cui patrimonio, di cui Verbumcaudo è parte, è costituito al 100% dall’asse ereditario immobiliare del Conte Salvatore Tagliavia. LEGGI TUTTO
lunedì, maggio 24, 2010
L'ex Presidente della Repubblica Cossiga: “Il Dc9 fu abbattuto da un aereo francese”

“L’aereo francese si era messo sotto il Dc9, per non essere intercettato dal radar dell’aereo libico che stava trasportando Gheddafi. Ad un certo punto lancia un missile per sbaglio, volendo colpire l’aereo del presidente libico”. Lo ha dichiarato il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga nel film inchiesta dal titolo “Sopra e sotto il tavolo – Cosa accadde quella notte nel cielo di Ustica”, realizzato dai giornalisti Giampiero Marrazzo e Gianluca Cerasola sulla tragedia del Dc9 dell’Itavia inabissato al largo di Ustica il 27 giugno del 1980 e pubblicato dall’editore Tullio Pironti. Le dichiarazioni di Cossiga sono state rese note oggi da uno degli autori del film, Giampiero Marrazzo. “Chiamai io l’ammiraglio Fulvio Martini, direttore del Sismi – continua il senatore a vita – che mi disse che non aveva prove, se non quelle dell’intelligence che raspa nei bistrot”. Riferendosi poi agli autori del film, che uscirà il prossimo 10 giugno in un cofanetto con un libro con la prefazione del senatore a vita Giulio Andreotti, Cossiga li ha avvertiti dicendogli: “Io vi sconsiglio vivamente di andare in Francia. Se continuate questa inchiesta potrebbe succedervi qualcosa: un’intossicazione alimentare, lo scoppio di uno pneumatico o uno scontro con un camion”. In ogni caso, secondo Cossiga, “ci può essere un governo di destra, di centro-destra, di sinistra o di estrema sinistra, ma i francesi non lo diranno mai; magari finché qualcuno che sa o che è l’autore, in punto di morte non avrà paura del giudizio dell’Altissimo, a cui non potrà opporre egalité, fraternité e liberté”.
LiveSicilia, 24.5.2010
Ospedale Corleone. Iannazzo, Siragusa e Lanza (per mero elettoralismo) rompono l'unità per la difesa dell'ospedale

Nonostante loro, noi continueremo a chiedere (e ad impegnarci affinché avvenga) che l’assessore Russo visiti l’ospedale di Corleone. E continuiamo a chiedere che si organizzi la manifestazione unitaria davanti all’ospedale…
Dino Paternostro
(LEGGI IL TESTO DEL COMUNICATO STAMPA)
domenica, maggio 23, 2010
La P2 e il ddl intercettazioni

Qualche sera fa, in via Veneto, entrava Edward Luttwak all’hotel Flora, usciva Licio Gelli dall’Excelsior. Il Flora era il quartier generale tedesco negli anni di guerra. L’Excelsior, in anni più recenti, teatro di un’altra guerra, silenziosa e lunga. Una guerra di cospirazione. Le due auto blu si sono incrociate. Gelli, 91 anni compiuti ad aprile, scende a Roma molto più di rado. Non tutti i mercoledì come era solito fare. Ha qualche piccolo problema di salute, spiega uno dei tre intermediari che tra Pistoia, Arezzo e Montecatini occorre interpellare in sequenza per avere notizie dello «zio», così vogliono lo si chiami al telefono, mai nomi al telefono, si sa. Riceve a villa Wanda, si spinge a Roma «solo per questioni delicatissime e urgenti di massimo livello». LEGGI TUTTO
QUESTO L'ELENCO DEGLI ISCRITTI ALLA LOGGIA MASSONICA DEVIATA P2
Mafia, anniversario della strage di Capaci: la città scende in piazza. Il procuratore Grasso: "Vedo i palermitani"

Il procuratore nazionale esprime la sua soddisfazione: "Non facciamo più un passo indietro perché quelle stesse mani di sangue che hanno ucciso Falcone e Borsellino oggi tessono trame di soldi e di potere"
C'è di nuovo Palermo sotto l'albero Falcone. "Finalmente", grida dal palco il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, pochi minuti prima che "il silenzio" in onore dei caduti della strage di Capaci concluda la grande festa di popolo in una via Notarbartolo dove, dopo tanti anni di indifferenza, i balconi dei palazzi erano di nuovo pieni di gente. "Finalmente qui sotto non vedo più solo i ragazzi arrivati con le navi della legalità - dice Grasso - riconosco i palermitani, riconosco i volti di quelli che diciotto anni fa appesero i lenzuoli alle loro finestre per dire che in quelle case la mafia non entrava. Adesso non facciamo più un passo indietro perché quelle stesse mani di sangue che hanno ucciso Falcone e Borsellino oggi tessono trame di soldi e di potere".
C'era tantissima gente come non se ne vedeva da anni sotto l'albero Falcone, ormai incapace a contenere le centinaia di messaggi, foto, disegni, biglietti lasciati da chiunque abbia voluto testimoniare il suo impegno nel nome dei due magistrati uccisi diciotto anni fa. E quest'anno, al tema della lotta alla mafia si è unito, sia nelle parole dei magistrati che si sono alternati al microfono, sia nei cartelli e negli slogan dei manifestanti anche quello della corruzione del ceto politico e della libertà di informazione con centinaia di ragazzi a sfilare con un bavaglio sulla bocca e cartelli in mano per dire no al disegno di legge sulle intercettazioni.
La Repubblica, 23.5.2010
C'è di nuovo Palermo sotto l'albero Falcone. "Finalmente", grida dal palco il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, pochi minuti prima che "il silenzio" in onore dei caduti della strage di Capaci concluda la grande festa di popolo in una via Notarbartolo dove, dopo tanti anni di indifferenza, i balconi dei palazzi erano di nuovo pieni di gente. "Finalmente qui sotto non vedo più solo i ragazzi arrivati con le navi della legalità - dice Grasso - riconosco i palermitani, riconosco i volti di quelli che diciotto anni fa appesero i lenzuoli alle loro finestre per dire che in quelle case la mafia non entrava. Adesso non facciamo più un passo indietro perché quelle stesse mani di sangue che hanno ucciso Falcone e Borsellino oggi tessono trame di soldi e di potere".
C'era tantissima gente come non se ne vedeva da anni sotto l'albero Falcone, ormai incapace a contenere le centinaia di messaggi, foto, disegni, biglietti lasciati da chiunque abbia voluto testimoniare il suo impegno nel nome dei due magistrati uccisi diciotto anni fa. E quest'anno, al tema della lotta alla mafia si è unito, sia nelle parole dei magistrati che si sono alternati al microfono, sia nei cartelli e negli slogan dei manifestanti anche quello della corruzione del ceto politico e della libertà di informazione con centinaia di ragazzi a sfilare con un bavaglio sulla bocca e cartelli in mano per dire no al disegno di legge sulle intercettazioni.
La Repubblica, 23.5.2010
sabato, maggio 22, 2010
L'anniversario della strage di Capaci e il silenzio dell'Amministrazione comunale di Corleone...

Giornata della memoria: così domani sarà ricordato Giovanni Falcone

Gli 007 delle stragi

Un uomo dei servizi assieme ai mafiosi nel garage dove veniva preparata la bomba contro Borsellino. Ecco la svolta nelle indagini sui massacri del '92
Uomini che avrebbero fatto parte degli apparati di sicurezza hanno avuto un ruolo nel 1992, accanto ai mafiosi, negli attentati in cui morirono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e con loro i poliziotti delle scorte. Agenti 007 infedeli avrebbero preso parte alle fasi preparatorie dei progetti di morte con i quali i corleonesi di Totò Riina dichiaravano guerra allo Stato. È l'ultimo scenario inquietante che emerge dalle inchieste avviate dalla Procura di Caltanissetta sul ruolo di "soggetti" esterni a Cosa nostra nelle stragi che hanno cambiato la storia d'Italia. I pm hanno individuato e identificato gli uomini dell'intelligence che avrebbero affiancato i killer mafiosi. Fino a pochi anni fa la presenza di funzionari dei servizi dietro agli attentati di Capaci e via d'Amelio appariva come un'ipotesi investigativa tutta da provare mentre oggi questa incredibile connection potrebbe trasformarsi in realtà processuale. LEGGI TUTTO
Umberto Santino: "Ecco perchè il Centro Impastato non parteciperà alle manifestazioni per ricordare la strage di Capaci"

Il cartoon su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in diretta da 9 piazze siciliane

PALERMO. Nove piazze siciliane saranno collegate in diretta, domani sera alle 20,30, con il teatro Politeama di Palermo, per seguire la presentazione del cartone "Giovanni, Paolo e il mistero dei pupi" coprodotto dalla Regione, dalla Rai e dal laboratorio Larcadarte. Il trailer del cartone era stato presentato, nelle scorse settimane, con grande successo, sia al Miptv di Cannes che alla rassegna internazionale "cartoons on the beach" di Rapallo. Al teatro Politeama sarà presentata, in anteprima mondiale assoluta, alla presenza degli autori, dei rappresentanti della Rai e della Regione, la versione completa del cartone, che dura 26 minuti. In collegamento nove piazze siciliane, in cui sono stati installati dei maxi schermi: piazza Cavour ad Agrigento; piazza Garibaldi a Caltanissetta; piazza teatro Massimo a Catania; piazza VI dicembre ad Enna; piazza Duomo a Messina; il palazzo della Prefettura a Ragusa; piazza Duomo a Siracusa; il castello dei Conti di Modica ad Alcamo (Trapani) e la stessa piazza Politeama a Palermo.
Falcone in mezzo ai rifiuti. L’assessore regionale all’energia Pier Carmelo Russo ripulisce

Fonte Ansa
Quel "maledetto" '92 nei racconti di chi lo ricorda

PALERMO. E’ il racconto corale delle stragi di mafia fatto da chi, in quel ’92, era ancora giovane. E’ il libro curato da Alessandra Turrisi e Roberto Puglisi che da oggi sarà nelle librerie, con la prefazione del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. Si intitola “Era d’estate” e raccoglie le testimonianze di quei ragazzi di ieri che oggi sono magistrati, giornalisti, medici, ingegneri, architetti, avvocati, insegnanti, politici. Uomini e donne che portano su di loro le ferite di quelle esplosioni che sconvolsero la vita della Sicilia e dell’Italia intera. Un libro, edito da Vittorietti (128 pagine, 12 euro) per non dimenticare, per raccontare cosa è stata la vita dopo la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e, purtroppo, di molti altri. Perché, di certo, nessuno dopo quegli avvenimenti può essere uguale a prima. Nella sua prefazione, è lo stesso Pietro Grasso a rivelare un episodio personale e profondamente legato alla strage di Capaci: “Il caso volle che riuscissi a conquistare l' ultimo posto disponibile, incerto fino al momento dell' imbarco, in quanto riservato ai parlamentari. Conservo ancora il tagliando di quel check-in”. Il procuratore e il magistrato dovevano essere insieme sul volo che sarebbe atterrato a Palermo il 22 maggio, il giorno prima della strage, ma un imprevisto, il caso, volle che Falcone non salisse su quell’aereo. Storie di destini paralleli che spesso non si incrociano ma si scoprono legati da un nastro sottile, quello della giustizia che nasce dal senso di rivalsa e dalla voglia di verità. Gli stessi autori sono protagonisti di altri due episodi raccontati, fissati sulla carta.
Il sottosegretario alla Giustizia del Governo Usa, Lanny Breuer: "Le intercettazioni sono essenziali"

martedì, maggio 18, 2010
Allora Daniela Santanchè è "pro-mafia"?

"Che senso ha intercettare un mafioso mentre parla con la madre? E' un abuso!" . Il sottosegretario per l'Attuazione del programma di governo Daniela Santanché se n'è uscita con una delle frasi più infelici mai usate da un esponente del governo. E' avvenuto nel corso della trasmissione Mattino Cinque, di cui Santanché era ospite, durante la quale si discuteva del disegno di legge Alfano sulle intercettazioni. "La divulgazione di intercettazioni che riguardano la sfera intima e privata della persona, e non i reati per i quali l'intercettazione è stata disposta, rappresenta un'inaccettabile violazione della privacy e dei diritti delle persone" ha ribadito poi Santanché, facendo così capire che la sua non era una gaffe, ma una "meditata" presa di posizione politica. "La dichiarazione sul diritto di privacy per i mafiosi è semplicemente sconcertante, così come doverosa appare una censura e una presa di distanza da parte del governo" ha affermato Fabio Granata, vicepresidente della commissione antimafia, esponente finiano del Pdl. "Il sottosegretario Santanché farebbe bene a scusarsi", ha detto la capogruppo del Pd nella commissione Antimafia della Camera, Laura Garavini: "La sua frase è stata quanto meno infelice e rischia di essere un messaggio sbagliato per i criminali. Evidentemente, ha usato parole con leggerezza ma deve dirlo pubblicamente: per ora è preoccupante la sua ostinata autodifesa". Più dura Sonia Alfano, europarlamentare dell'Idv e presidente dell'Associazione nazionale vittime della mafia: "La signora Santanchè delira e dovrebbe dimettersi subito. Le sue sono parole disgustose".
(L’Unità, 18 maggio 2010)
Vincenzo Liarda (Cgil): "Non ho voglia di fare il martire, ma il feudo Verbumcaudo è il riscatto dei giovani"
(AGI) - Palermo, 17 mag. - "Non ho voglia di fare il martire, di finire ammazzato come molti sindacalisti, ma il feudo Verbumcaudo e' un'occasione di riscatto per i giovani che possono trovare lavoro qui, senza essere costretti ad emigrare". Vincenzo Liarda, responsabile zonale Cgil della Alte Madonie minacciato dai boss, lancia un appello dalle pagine di Asud'Europa, il settimanale del Centro Pio La Torre: "La societa' civile e la politica devono riaffermare con forza lo spirito della legalita'". In pochi giorni sono arrivati due messaggi di morte volti a fermare l'azione del sindacalista che dal 2007 si batte per l'affidamento del feudo Verbumcaudo - 150 ettari di terra appartenuti allo storico boss mafioso Michele Greco, detto il papa, - alla cooperativa "Placido Rizzotto" di Libera. Il fondo, dopo la confisca da parte dello Stato, e' stato assegnato al Comune di Polizzi Generosa, ma a causa di un contenzioso tra il Comune e un'agenzia di recupero crediti non e' ancora entrato in possesso di nessuno. "Da allora - spiega Liarda - ci battiamo per evitare che il bene messo all'asta possa rientrare nelle mani della famiglia Greco o dei suoi prestanome. Questa terra, invece, puo' avviare al lavoro giovani e creare sviluppo economico per l'intera zona, divenendo un modello di crescita nella legalita'". Malgrado i numerosi atti di solidarieta' arrivati dai sindacati e da tutta la classe politica, Liarda non nasconde la propria preoccupazione: "Mi sembra di vivere un sogno, o forse sarebbe meglio dire un incubo, non siamo lontani dal tempo in cui i sindacalisti che occupavano la terra venivano assassinati dalla mafia. Io non ho nessuna voglia di essere un eroe o un martire.
I valori che ho vissuto all'interno della Cgil ho semplicemente cercato di esternarli durante il mio lavoro. La mia speranza - continua il dirigente sindacale - e' che la politica possa determinare, senza nessun tipo di tentennamenti, manifestazioni di legalita'". A sessant'anni dalla riforma agraria e dalle storiche lotte per l'occupazione delle terre, "ancora una volta il feudo continua ad essere crocevia d'interessi tra chi lo vorrebbe latifondo e chi risorsa per i giovani e per il territorio", conclude il presidente del Centro Pio la Torre, Vito lo Monaco, che lancia un appello "al popolo delle Madonie, alla sua storia di lotte democratiche, all'opinione pubblica siciliana e nazionale per una mobilitazione democratica con l'obbiettivo di ottenere il rispetto dello spirito della legge Rognoni-La Torre e della 109 per la gestione dei beni confiscati".
(AGI) Mrg
I valori che ho vissuto all'interno della Cgil ho semplicemente cercato di esternarli durante il mio lavoro. La mia speranza - continua il dirigente sindacale - e' che la politica possa determinare, senza nessun tipo di tentennamenti, manifestazioni di legalita'". A sessant'anni dalla riforma agraria e dalle storiche lotte per l'occupazione delle terre, "ancora una volta il feudo continua ad essere crocevia d'interessi tra chi lo vorrebbe latifondo e chi risorsa per i giovani e per il territorio", conclude il presidente del Centro Pio la Torre, Vito lo Monaco, che lancia un appello "al popolo delle Madonie, alla sua storia di lotte democratiche, all'opinione pubblica siciliana e nazionale per una mobilitazione democratica con l'obbiettivo di ottenere il rispetto dello spirito della legge Rognoni-La Torre e della 109 per la gestione dei beni confiscati".
(AGI) Mrg
domenica, maggio 16, 2010
Intervista all'assessore di Prizzi, Nino Greco. "Quando si è in gioco, si deve mettere in conto qualche attacco diretto..."

R. Normale dialettica politica, magari di basso profilo, ma da annoverare nel normale confronto tra chi amministra e chi sta all’opposizione.
D. Ma lei è stato chiamato direttamente in causa ...
R. Si, ma non è di questo che vorrei parlare, se mi permette. Preferirei parlare di politica, di futuro, di prospettive del nostro territorio. Sa, quando ci si mette in gioco si deve mettere in conto qualche attacco diretto. Più si lavora, più si acquista visibilità e più si scatena la gelosia di chi è frustrato per la propria marginalità, specialmente quando cominciano a venir fuori i risultati. Credo che l’opposizione di Prizzi, col manifesto che lei citava, abbia toccato il fondo, che abbia fatto un altro autogol. La gente sa cosa hanno fatto quando amministravano e sa pure che l’indennità dell’amministratore non è un ammortizzatore sociale, come forse qualche signor 50% crede, sa anche, la gente, che è un problema di qualità, di impegno, di serietà e di correttezza. Ma, ripeto, replicherò in altra sede. Ora vorrei parlare di politica. LEGGI TUTTO
Prizzi. L'opposizione attacca il sindaco e la giunta: "Quanto ci costano!"
La risposta dell'assessore Nino Greco scritta sul suo Blog
Il nuovo libro di Enrico Bellavia: Così i superboss della mafia "scelsero" Napoli

L´incontro fra Corleonesi e camorristi cambiò le regole: dai duelli agli agguati plateali. L´affiliazione di Bardellino, considerato "un giovane d´azione, che si dava molto da fare".
Quando la mafia colonizzò Napoli. Ne fece una irrinunciabile filiale di affari e delitti. Trasformò camorristi emergenti in "uomini d´onore". Condivise grandi progetti criminali. E, inedito assoluto, mise in piedi con i napoletani un eclatante agguato per eliminare un uomo dello Stato. Racconta questo e molto altro il pentito di Cosa nostra Francesco Di Carlo, ex padrino della Cupola. Misteri antichi e nuovi raccolti dal giornalista di "Repubblica" Enrico Bellavia in 375 pagine che si leggono con l´intensità di un legal-thriller. "Un uomo d´onore" attraversa la lunga saga nera della mafia siciliana. Molte pagine sono dedicate al rapporto tra Cosa nostra e camorra. Di Carlo, l´ex boss che ha risposto ai giudici anche su Andreotti, Berlusconi, Dell´Utri, fa capire con queste parole quale sia stata l´incidenza di Cosa nostra nel dna della camorra: «L´incontro tra i Corleonesi e i napoletani ha cambiato profondamente le regole della criminalità da quelle parti. Era come una peste. Nacquero mille problemi tra gli uomini d´onore. E la violenza aumentò. La storia criminale di Napoli era una storia fatta di duelli. L´avversario veniva intimidito: se si usavano le armi, si mirava alle gambe. Siamo noi ad avere esportato l´agguato plateale e il sistema della lupara bianca». Sono davvero tanti i retroscena del rapporto mafioso Palermo-Napoli e il pentito mostra di conoscerli nelle pieghe più nascoste. Ecco come descrive l´affiliazione a Cosa nostra di Antonio Bardellino, considerato l´antesignano della cosca dei Casalesi: «Un giorno arrivai a Marano di sera e mi dissero che in un furgone c´erano due che avevano strangolato (....) mi dissero che avevano anche intenzione di "combinare" chi glieli aveva portati (...) l´indomani feci da padrino ad Antonio Bardellino (...) gli spiegai le regole e lui divenne "compariello"(...) era un giovane di azione e aveva una famiglia che si dava molto da fare (...) un nome conosciutissimo nel Casertano». Luciano Liggio, Totò Riina, Bernardo Provenzano e lo stesso Francesco Di Carlo erano di casa tra Napoli e Marano, impegnati a «disciplinare il contrabbando», ospiti dei Nuvoletta, con Zaza, tra i più vicini al gotha di Cosa nostra. Al punto da essere coinvolti nel tentativo di omicidio del questore Angelo Mangano. Il pentito svela come andò. Anni Settanta, Mangano dà la caccia a Liggio, nel frattempo riparato in Campania, che decide di assassinarlo a Roma. Il raid in via Tor Tre Teste a Roma, nell´aprile 1973. Liggio agisce con Michele Zaza, Angelo Nuvoletta e Ciro Mazzarella. Ma non tutto va liscio: si inceppa la pistola di Nuvoletta, si perde tempo, Zaza, alla guida, è costretto a scendere per fare fuoco. Mangano e il suo autista restano gravemente feriti, ma si salvano. Liggio ha un diavolo per capello, «l´esitazione di Nuvoletta lo fa molto arrabbiare». Storie di mafia. Raccontate da chi le ha vissute in prima persona: Di Carlo, che vide un´ala della camorra sposare rituali, strategie e crudeltà della mafia siciliana.
Napoli, 12.05.2010 (da repubblica.it)
Giovanni Falcone e l'Addaura. Nuovi indagati e "talpe" dei servizi segreti

Dopo 21 anni cinque indagati per il fallito attentato a Giovanni Falcone nella casa di villeggiatura al mare. I magistrati: "Qualcuno ha cercato di depistare l'inchiesta". Tra i cinque nuovi indagati dalla Procura di Caltanissetta c'è Gaetano Scotto, condannato per l'omicidio di Paolo Borsellino e della sua scorta
Talpe "istituzionali" prima e dopo. E cinque nuovi indagati, boss e manovali delle cosche che, probabilmente in combutta con uomini "sporchi" dei servizi segreti, piazzarono l'esplosivo che avrebbe dovuto far saltare in aria Giovanni Falcone già tre anni prima della strage di Capaci, nel giugno dell'89 nella villa al mare che aveva preso in affitto. Ventuno anni dopo, la svolta nelle indagini per il fallito attentato dell'Addaura porta i nomi di uomini legati a famiglie di rango di Cosa nostra, i Madonia e i Galatolo, e trova un trait d'union con un'altra strage, quella di via d'Amelio. Tra i cinque nuovi indagati dalla Procura di Caltanissetta, c'è infatti anche Gaetano Scotto, condannato per l'omicidio di Paolo Borsellino e della sua scorta. Gli altri sono il boss Salvino Madonia, Raffaele Galatolo, suo nipote Angelo Galatolo, e il collaboratore di giustizia Angelo Fontana. Un sesto, Pino Galatolo, fratello di Raffaele, è deceduto. Sarebbe toccato a lui procurare il telecomando del fallito attentato.
Ma il pool di magistrati diretto dal procuratore Lari e dagli aggiunti Gozzo e Marino sta anche cercando di dare un nome agli uomini degli apparati istituzionali che allora appoggiarono e probabilmente prepararono il campo all'attentato, che negli anni hanno depistato le indagini e che, negli ultimi mesi, da quando l'inchiesta ha imboccato la nuova pista, hanno provato a controllare il lavoro dei magistrati. Questa finalità avrebbe avuto l'intrusione scoperta negli uffici della Dia di Caltanissetta, a cui i pm hanno affidato le indagini. Un uomo sarebbe riuscito ad introdursi nella sede e a collegarsi con i computer accedendo a file dell'indagine. Una vicenda poco chiara alla quale non sarebbe estraneo il recente cambio ai vertici della Dia di Caltanissetta
E un'altra talpa delle forze dell'ordine avrebbe invece fatto da regista informando i mafiosi che quel giorno il giudice Falcone sarebbe andato all'Addaura per un bagno. Un disegno che sarebbe stato sventato dall'intervento di altri due uomini dei servizi segreti, Antonino Agostino ed Emanuele Piazza uccisi mesi dopo in misteriosi agguati. I pm di Caltanissetta hanno disposto un incidente probatorio ordinando il prelievo delle tracce di Dna dalla muta, dalle pinne e dagli occhiali rinvenuti sulla scogliera dell'Addaura per compararlo con quello di Emanuele Piazza e Antonino Agostino. Secondo la nuova pista, infatti, Piazza e Agostino quel giorno sarebbero stati su un gommone davanti casa di Falcone e avrebbero dato l'allarme facendo fallire l'attentato.
Da La Repubblica
sabato, maggio 15, 2010
Corleone, campi di lavoro antimafia. La visita a Portella della Ginestra...

Le volontarie toscane
NELLA FOTO: Mario racconta...
Giuseppe Bagnati e Gaetano Sconzo presentano il libro: "Il primo capitano Francesco Calì e la Nazionale"

Si può richiedere sul sito della casa editrice www.antipodes.it o trovare nelle seguenti librerie: Milano - Libreria dello Sport, via G. Carducci, 9 - Pesaro - Libreria dello Sport, via Giambattista Passeri, 81 - Torino - Libreria dllo Sport, corso Siccardi, 4 - Palermo - Libreria Sciuti, via Sciuti, 91f - Palermo - Flaccovio, via Ruggero Settimo, 37 - Palermo - Libreria Broadway, via Rosolino Pilo, 18.
venerdì, maggio 14, 2010
Corleone. Campi di lavoro antimafia. La visita a Telejato dal "vulcanico" Pino Maniaci

Un' altra tacca da incidere sul bastone delle giornate da ricordare.
Fabrizio.
Corleone. Campi di lavoro antimafia. Oggi la visita della scuola media di Lercara

I volontari Unicoop Tirreno
Prima del pranzo, gli alunni della scuola media di Lercara Friddi e i loro insegnanti hanno voluto fare un tour nei luoghi della mafia e dell'antimafia di Corleone, accompagnati dal presidente della coop "Lavoro e non solo", Calogero Parisi. Davanti al municipio li ho raggiunti anch'io e abbiamo parlato di Placido Rizzotto e del movimento contadino. (d.p.)
FOTO. Tutti attorno al busto di Placido Rizzotto
Corleone. Campi di lavoro antimafia. La visita alla Caserma della GG.FF. e alla CGIL

Secondo incontro con Dino Paternostro, segretario della camera del lavoro, altro uomo, altra storia ma stesso obiettivo, combattere per la legalità, la sua è stata un lezione di storia dei moti contadini siciliani, storia che ancora non viene raccontata sui libri scolastici. Calogero e gli altri soci della cooperativa hanno un altro compito importante, rappresentare la memoria storica di un movimento di uomini e donne che hanno lottato e pagato per il cambiamento.
Le volontarie dell'Unicoop Tirreno
giovedì, maggio 13, 2010
Le norme del governo contro le intercettazioni finiranno per bloccare le indagini. E la mafia ringrazia

Le norme del governo contro le intercettazioni finiranno per bloccare le indagini e favorire i criminali. Parla il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli
Cosa significa in una moderna società civile la parola democrazia? «La democrazia si nutre di controlli, che devono essere effettivi, non di facciata. C'è un controllo sociale che si esercita attraverso un'informazione incisiva rispetto al potere perché libera e pluralista. E c'è un controllo di legalità, affidato a una magistratura libera ed efficace perché indipendente. Sono questi principi fondamentali ad essere messi in pericolo dal progetto di legge contro le intercettazioni. Libertà di pensiero e diritto dei cittadini all'informazione, possibilità dei magistrati di indagare su tutti i reati e controllo effettivo del potere: sono le basi che, insieme, sostengono uno Stato di diritto. Chi ha il potere deve accettare controlli, altrimenti la democrazia degenera in tirannide della maggioranza». Giancarlo Caselli, magistrato simbolo della lotta al terrorismo e alla mafia, oggi procuratore capo di Torino, è molto preoccupato per gli effetti del piano di riforma fortemente voluto dal governo per limitare o vietare le intercettazioni e mettere il bavaglio alla cronaca giudiziaria. LEGGI TUTTO
Lombardo sull'inchiesta di Catania: "Se sarà provata la mia colpevolezza, vado via"

"Se sarà trovato e soprattutto provato con certezza che io abbia consapevolmente sostenuto e supportato la mafia me ne andrò un minuto prima". Lo ha affermato il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, in una conferenza stampa organizzata nel pomeriggio a Catania aggiungendo però di essere certo che ciò non accadrà perché, ha aggiunto, "sono sicuro di non averlo fatto". Lombardo parla dell'inchiesta su mafia e politica che lo vede indagato a Catania, replica a Cuffaro che lo ha invitato a dimettersi e affronta il tema dei rapporti con i partiti all'Ars.
L'inchiesta. "Se non ci fosse stata la smentita ufficiale della procura di Catania - ha detto Lombardo - l'indiscrezione di stampa su una presunta azione giudiziaria nei miei confronti, avrebbe fatto rischiare di cadere il mio governo".
Cuffaro. "Totò Cuffaro farebbe bene a rivedersi le carte dei conti della Sicilia, per come li ha lasciati. Io per amore di pregressa amicizia preferisco tacere". Così Lombardo ha commentato l'invito a dimettersi rivoltogli dall'ex governatore "non per i problemi giudiziari che ha - aveva detto Cuffaro in mattinata - ma per la situazione in cui ha trascinato la Sicilia".
Berlusconi. "Il premier è una persona con la quale collaborare è indispensabile e utile" ma occorre che "smentisca l'ala estremista del suo partito e si riprenda la via del confronto", ha affermato il governatore parlando del rapporto con il Pdl lealista che nell'Isola è all'opposizione e il Pdl-Sicilia che fa parte del suo governo. "La differenza tra le due anime del Pdl al momento non è marginale - ha aggiunto Lombardo - perché Micciché pretende che si sostenga il governo regionale in Sicilia mentre dall'altra parte si pretende che si dia addosso al governo stesso".
Il Pd. "Il rapporto con il Partito democratico è limpidissimo, fondato né sullo scambio di voti, né sulle poltrone, ma sulle riforme", ha sottolineato Lombardo.
L'ispezione. "Ho dato mandato ai miei uffici, cioè all'ispettorato del ministero della Giustizia, di valutare l'esistenza dei presupposti tecnici per l'eventuale avvio di un'ispezione". Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano a Marsala commentando la possibilità di inviare gli ispettori alla procura di Catania.
I magistrati. All'interno della procura di Catania, contrariamente a "insistite notizie di stampa", non vi è "nessuna spaccatura" sull'inchiesta su mafia e politica. Lo affermano in una nota congiunta il procuratore capo Vincenzo D'Agata e i magistrati della Direzione distrettuale antimafia etnea Giuseppe Gennaro, Agata Santonocito, Antonino Fanara e Iole Boscarino.
La Repubblica, 13.5.10
Lotta alla mafia: il coraggio di Salvatore Carnevale. Cgil e Comune di Sciara ricordano il sindacalista ucciso nel 1955

l. z.
La Sicilia, 12.05.2010
NELLA FOTO. La lapide in ricordo di Carnevale. A sinistra l'allora deputato del Psi Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica.
La Sicilia, 12.05.2010
NELLA FOTO. La lapide in ricordo di Carnevale. A sinistra l'allora deputato del Psi Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica.
Ato-Rifiuti "Alto Belice Ambiente". La Cgil e la Uil proclamano lo sciopero generale per protestare contro il mancato pagamento dei salari di aprile

"In riferimento al verbale sindacale sottoscritto in data 12 maggio c.a., considerato la totale incertezza manifestata dall'azienda sulla data di pagamento del salario del mese di aprile, considerata l'insoddisfacente notizia in merito al pagamento del premio di produttività, già oggetto più volte di impegni mai soddisfatti, nonché la continua “presa per i fondelli” da parte del Presidente, il quale ci comunica, dopo tre anni, che c'è un “ritardo nella valutazione dei dipendenti”, le scriventi OO.SS. ritengono chiusa negativamente la procedura di raffreddamento e conciliazione aperta data 05/05/2010 e si proclama pertanto lo stato di agitazione delle maestranze con astensione dal lavoro straordinario, festivo, domenicale e notturno a far data dal 24/05/2010 al 01/06/2010, e proclamano una giornata di sciopero generale per giorno 31/05/2010".
FP CGIL V. Lombardo
UILTRASPORTI F.to A. Celano
Processo ‘Crash’. Associazione antiracket di Bagheria si costituisce parte civile

Palermo, 13 maggio ’10
mercoledì, maggio 12, 2010
Umberto Santino. A proposito della casa del capomafia Badalamenti assegnata all’Associazione Impastato e delle indagini sul delitto Impastato

Il 9 sera c’è stata la presa di possesso simbolica da parte dei familiari di Peppino, del Centro Impastato di Palermo, dell’Associazione di Cinisi e del Forum sociale antimafia, a cui abbiamo voluto che prendesse parte il nipote di Placido Rizzotto. Nella ricostruzione di "Repubblica" manca qualsiasi riferimento al ruolo che alcuni compagni di Peppino e in particolare il Centro Impastato di Palermo hanno avuto nel salvare la memoria di Impastato da chi lo voleva terrorista e suicida e nel richiedere e ottenere giustizia. Pare che tutto il merito sia del film "I cento passi", e ciò anche in relazione con le recenti affermazioni di Saviano, secondo cui il processo ai responsabili dell’omicidio si sarebbe fatto in seguito all’uscita del film, mentre come dicevamo in un comunicato, pubblicato solo parzialmente dal quotidiano, erano già in corso due processi ai mandanti del delitto e la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia era vicina ad ultimare i lavori sul depistaggio delle indagini ad opera di rappresentanti delle forze dell’ordine e della magistratura. LEGGI TUTTO
lunedì, maggio 10, 2010
Mafia. Laura Garavini (PD): "Dalle indagini sull'attentato dell'Addaura contro il giudice Giovanni Falcone la chiave per chiarire tanti misteri
Rifiuti/Sicilia. Il senatore Giuseppe Lumia (Pd): "Bisogna investire su differenziata e legalità"

Con la cooperativa "Valle del Marro" sulle terre confiscate alle cosche, adesso c'è un lavoro vero per i "reduci" di Rosarno

Corleone. Arrestato un cittadino libico per maltrattamenti alla convivente

Cosmo Di Carlo
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